Sara 的个人资料○.•°*°•.~Memoir Of The F...照片日志列表 工具 帮助

日志


9月27日

Crawling in the Dark



I will dedicate
And sacrifice my everything for just a second's worth
Of how my story's ending
And I wish I could know if the directions that I take
And all the choices that I make won't end up all for nothing
Show me what it's for
Make me understand it
I've been crawling in the dark looking for the answer
Is there something more than what i've been handed?
I've been crawling in the dark looking for the answer
Help me carry on
Assure me it's ok to use my heart and not my eyes
To navigate the darkness
Will the ending be ever coming suddenly?
Will I ever get to see the ending to my story?
Show me what it's for
Make me understand it
I've been crawling in the dark looking for the answer
Is there something more than what i've been handed?
I've been crawling in the dark looking for the answer
So when and how will I know?
How much further do I have to go?
How much longer until I finally know?
Because I'm looking and I just can't see what's in front of me
In front of me
Show me what it's for
Make me understand it
I've been crawling in the dark looking for the answer
Is there something more than what i've been handed?
I've been crawling in the dark looking for the answer


Realizzazioni...(pur ovvie, ma sono mie)

Non c'è niente di più devastante, bloccante, disarmante, avvilente, rabbia-alimentante (e chi più "-ante" ha, più ne metta) della PAURA.
E' come un veleno, che lento e sinuoso ti entra in circolo, si infiltra subdolo attraverso i pori dei vasi sanguigni, tra gli interstizi cellulari, finchè non ti pervade completamente. Ed è la paralisi. Ti ritrovi lì, ferma, non sai come.
 
Attendi che qualcosa accada, come il segugio che in posizione d'attacco tende l'orecchio per sentire il rumore della preda tra le foglie, nel bosco; aspetti...ma niente. Non accade nulla. Il terremoto non c'è.
"Strano", ti dici, "eppure sentivo che doveva accadere"...e continui ad aspettare...
 
Poi ad un certo punto inizia ad insinuarti il dubbio che quello che aspetti con tanta terrorizzata ansia in realtà non debba accadere...è quel veleno che così potentemente ha preso possesso del tuo corpo, fino ad arrivare a controllare la tua mente, che ti ha spinto a crederlo...
 
...Ma la paura ormai ti controlla, ti fa da guardiano, camminando da una parte all'altra della tua cella invisibile, al di là delle sbarre...e tu resti lì, in attesa del momento buono per scappare, quando finalmente la sentinella volterà le spalle...solo che quel momento non arriva mai, perchè temi che lei possa accorgersi delle tue intenzioni, cogliendo un rumore, un pensiero, o arrivando persino ad ascoltare il battito del tuo cuore che per un istante si ferma...quel cruciale, fatale istante che scegli per la fuga...e che coglieresti anche, se non temessi di venir scoperta...ritrovandoti inevitabilmente ad esserlo, mettendoti nelle mani della tua sentinella con le tue stesse mani, visto che "temendo" praticamente sei tu a chiamarla...
 
Ma arriva il momento di finirla, il momento di rischiare, di fare fessa un pò anche te stessa, continuando a rassicurarti rispetto al tuo stare in attesa...ma facendo, al momento giusto, un passo rapido verso l'uscita. La scritta verde, luminosa, "EXIT", è lì. E' un guizzo. Un attimo e sei fuori.
9月24日

Blown up.

 
L'ansia ormai si è impadronita di me.
Mi ritrovo a vagare per casa, disperata e frenetica, pregando che finisca presto.
Ripetendomi che presto finirà tutto.

Crisi num. X

Mi sento compressa come una pentola a pressione priva di valvola.
 
Cosa posso fare? L'ansia sale. Le scadenze incombono. La serenità necessaria per affrontare i doveri e lavorare bene manca. Ma non vorrei che questa fosse solo una scusa per non andare avanti. Per giustificare di nuovo la mia eccessiva indolenza.
E intanto mi ritrovo qui, delusa e preoccupata di deludere le persone che per me contano, ancora una volta. In un modo o nell'altro.
 
Io credo di mettercela tutta. Ma forse non è abbastanza.
Non sono abbastanza forte da tollerare le critiche senza sentirmi irrimediabilmente spaccata. Ora lo so.
Sono stanca di flagellarmi e al tempo stesso non riesco a evitarlo.
Sento che l'angoscia mi pervade e provo rabbia e vergogna per me stessa che me ne lascio dominare, impotente. Anche le lamentele altrui per i propri problemi mi procurano fastidio, irritazione, facendo salire rapidamente l'ansia, veicolata dai succhi gastrici dallo stomaco alla gola.
 
Tutto ciò che riesco a fare, dopo, è rimanere paralizzata. Come un animale braccato. Che schifo.

Pensiero Ruminante

 

Continuo a ripetere a me stessa "Non posso farne a meno"...

...Ma la sensazione che mi sto facendo fessa con le mie mani è forte...

9月23日

NumberTWo

 

Alla fine mi sono voltata

E

Guardando le macerie

Ho capito che tutto ciò che dovevo fare

Non era continuare a combattere

Ma perdonare me stessa.

Forse un giorno ci riuscirò.

9月19日

Regola n°1

 
 
 
 
Accogliere la disperazione altrui senza lasciarsene sopraffare.
 
 
 
 
 
 

Scorie interne (?) --> Intossicazione

Voglia di Urlare.
Di correre via, di esplodere.
Di liberare l'energia negativa che mi scorre dentro, che mi consuma. Che mi appesantisce, mi soffoca.
Posso solo implodere però. Per evitare durature, nefaste conseguenze.
 
Dentro di me ho dato inizio ad un'estenuante fuga dall'Apocalisse, l'esito ultimo della mia follia.
Temo il crollo: ma forse sono già crollata. Ho solo paura di ammeterlo. E continuo a stringere i denti, difendendo un castello che, alle mie spalle, è ormai stato distrutto dai bombardamenti. Basterebbe solo che mi voltassi...
 
Imperterrita, combatto una battaglia, quando la guerra è già giunta al termine.
 
 
Io, che sto percorrendo la strada dei gruppi, mi ritrovo a sentire la bruciante necessità di isolarmi, di scrollarmi di dosso il peso della fanghiglia che sento mi viene gettata addosso, e che si aggiunge a quella che già mi si sta producendo dentro.
 
Io, che quotidianamente a stento riesco a tenere insieme fragili pezzi di me stessa.
 
Il contenimento necessita di un contenitore, provvisto di solida struttura. Mentre io non percepisco più neanche i confini.
Dove finisco io e dove inizia l'altro? E' una domanda per la quale non vi sarà mai risposta definitiva. Ma almeno una risposta parziale ogni tanto è necessario darsela. Senza (temporanei) punti fermi la vita non avrebbe neanche possibilità di realizzarsi.
 
Egoismo, Vittimismo...sono stanca. Stanca delle accuse.
 
Purtroppo la colpa al giorno d'oggi non è più di chi non ce la fa, ma di chi, chiamato a sostenere, non lo fa abbastanza.
La "vera" vittima è diventata carnefice. E intanto la vittima auto-designata banchetta sul suo esile corpo ormai in fin di vita.
 
Tanto il fesso che "lavora" per lei l'ha trovato...
 
 
Siamo nell'era de "L'incapacità di Pensare". Dilagante.
9月17日

Forse è meglio che cambi mestiere... [sottotitolo: abbasso il controtransfert]

Quando ti senti trascinata giù da un vortice, risucchiata nel gorgo di un'angoscia senza fine, che si attacca limacciosa, viscida, densa, alle pareti dell'anima...
 
E' come nel film del Fantasma di Canterville...Virginia attraversa la porta dove ad attenderla ci sono migliaia di anime sofferenti, la cui disperazione sembra quasi inaridirti, prosciugandoti le energie mentali e fisiche...
 
...La risalita diventa difficile...dai fondali oscuri verso i quali continui inevitabilmente a scendere quasi non si vede più il pelo dell'acqua, da cui benevoli e rigeneranti, lontani lassù, filtrano i raggi del sole...
...Brami intensamente una boccata d'aria, per liberarti almeno temporaneamente da questo peso che ti grava sul cuore e che non vorresti, ma che contro la tua volontà ti scaricano addosso...e allora viene voglia di fuggire, solo che non sai dove...quando sei così abituato a respirare un'aria pesante come catrame, ti sembrerà che nessun posto è mai troppo libero da impurità...tutto ne è impregnato...
 
 
Contro l'aria viziata, bisognerebbe aprire le finestre...ma quando ti accorgi che dall'esterno queste finestre sono murate, smetti anche di provarci...
 
E allora, non potendo fuggire, le alternative possibili restano due: esplodere o implodere. Purtroppo per me per ora ho scelto la prima.
9月15日

Full of everything

Proprio non capisco. Eppure non è così difficile. Non mi sembra così assurdo voler andare incontro ad un'altra persona, giungere ad un compromesso per ottenere qualcosa che può rendere felici entrambi. Eppure per molti lo è. Il più delle volte non si riesce ad essere felici per l'altro, ma solo per se stessi.
L'altro in fondo cos'è...? solo qualcuno che mi impedisce di essere pienamente me stesso...un ostacolo...
 
"Le persone non cambiano"...
 
Beh, a me sembra solo una scusa propinata da chi vuole disperatamente difendersi dalla sottile consapevolezza che il cambiamento c'è, che non è una cosa che puoi decidere...si cambia e basta. Impercettibilmente. E' un flusso che ti attraversa, ti scorre dentro, modificandoti fino ai livelli più microscopici del tuo essere. E' inutile opporsi. E' impossibile. Ci si può solo illudere che non sia così. Per la rassicurante sensazione che procura lo scampare al pericolo della destabilizzante dissolvenza della propria identità...
 
Noi siamo immersi nel mondo. Siamo noi solo in quanto e dal momento che siamo nel mondo.
 
 
E a questo punto, visto che è un processo tanto intrinseco quanto inevitabile, perchè non desiderarlo con tutto noi stessi...?
9月10日

Tuffo dentro

Lungo il mio viatico esistenziale, di recente ho capito molte cose.
Che il percorso di scoperta interiore è doloroso, fisicamente doloroso, oltre che lungo e lento. Ma che tuttavia è necessario, perchè farlo serve a stare bene, anche se il traguardo sembra così lontano. 
 
Io sto portando all'estremo della loro resistenza tutti i miei muscoli, a partire da quelli cerebrali. VOGLIO capire il perchè di determinate angosce, emozioni, pensieri, insicurezze, paure, che mi attraversano, corpo e mente, dilaniandomi. Devo farlo, per me stessa.
E non ditemi che è inutile, che è una perdita di tempo, che bisogna essere anche superficiali. Certo, ogni tanto è necessario, per ricaricare le batterie. Ma una vita di inconsapevolezza...no, grazie. Non che inconsapevolezza sia sinonimo di stupidità. Non è semplicemente per voler apparire intelligente, che la rifiuto. E' per una questione interna. Non è principio, nè dovere morale. E' un "devo farlo" perchè "voglio farlo", dal momento che "posso farlo".
 
Tutto quello che so è che non mi trovo più. Forse perchè non mi sono mai veramente cercata. E ho bisogno di elementi che mi permettano di dire "quella sono io", la mattina quando mi guardo allo specchio, fissando il mio sguardo riflesso; riconoscendo in esso il flusso delle emozioni che vedo scorrervi dentro: eccole, le mie emozioni.
Anche se questo vuol dire arrivare allo stremo delle forze. Anche se comporterà consumare fino all'ultima goccia tutte le mie energie.
9月9日

Grazie, Prof. Mystère

Leggendo il blog di un amico (nel caso passasse di qui: sei tu, Vitto) mi sono resa conto che forse questo blog è un pò TROPPO pieno di cose tristi...
 
Non mi pento di averle scritte, perchè in fondo sono ciò che sentivo in quel momento e avevo bisogno di esternare, di tradurre in una forma tangibile, non per ricordare masochisticamente la mia sofferenza, ma per poterla guardare in faccia, manipolarla, in qualche modo trasformarla...mentre lasciandola nella forma volatile dei pensieri sciolti non avrei potuto farlo...
 
Solo che riflettendo, ho pensato che avrei dovuto mettere anche qualcosina di allegro, ogni tanto, giusto per mostrare (a me stessa soprattutto) che la mia vita non fa proprio schifo-schifo...
 
Quando riesco a recuperare un minuto di lucidità riemergendo dai miei deliri psicotici, riesco a vedere tutta la bellezza nascosta nella semplicità appagante di un gesto, una parola, una conversazione piacevole...tutte cose che, nel momento in cui le fai o le ricevi, davvero ti portano a pensare che vale la pena di viverla questa cavolo di vita...
 
E' inutile chiedersi perchè siamo qui, che senso ha continuare a camminare...il bello sta proprio nella gratificazione che riesce a darti il farlo...anche perchè risposte certe rispetto ai perchè esistenziali non le avremo mai, quindi tanto vale cercare di godersi ciò che si ha.
 
"Il piacere di scalare una montagna non è nel raggiungere la vetta, ma è nella scalata".
 
Non ho molta memoria per le citazioni, ma mi pare che l'ultima che ho letto recitasse più o meno così.

5 minuti fa

Ritorna lo spazio-song...
 
Di solito snobbo un pò le canzoni italiane (lo ammetto), ma la musica è musica...e alcune note messe insieme riescono davvero ad entrarmi dentro (per quanto alcune siano canzonette)...
 
Ho imparato una cosa nuova: mai sottovalutare certi artisti, relegandoli nel settore "canzoncine per teens"...in fondo la musica è Universale...
 
 

 Ed ero contentissimo 

 
 
Ora che sarai un po' sola
Tra il lavoro e le lenzuola
Presto dimmi tu come farai ?
Ora che tutto va a caso
Ora non sono più un peso
Dimmi quali scuse inventerai ?

Inventerai che non hai tempo
Inventerai che tutto è spento
Inventerai che ora ti ami un po' di più
Inventerai che ora sei forte
E chiuderai tutte le porte
Ridendo troverai una scusa
Una in più..

Ed ero contentissimo in ritardo sotto casa ed io che ti aspettavo
Stringimi la mano e poi partiamo…
In fondo eri contentissima quando guardando Amsterdam non ti importava
della pioggia che cadeva…
solo una candela era bellissima
e il ricordo del ricordo che ci suggeriva
che comunque tardi o prima ti dirò
che ero contentissimo
ma non te l'ho mai detto che chiedevo
Dio ancora
Ancora
Ancora

Qualche cosa ti consola
Con gli amici il tempo vola
Ma qualcosa che non torna c' è
C' è che ho freddo e non mi copro
C' è che tanto prima o dopo
Convincendoti ci crederai

Ci crederai che fa più caldo
Da quando non mi hai ormai più accanto
E forse è meglio
perché sorridi un po' di po' di più
un po' di più…

Ed ero contentissimo in ritardo sotto casa ed io che ti aspettavo
Stringimi la mano e poi partiamo…
In fondo eri contentissima quando guardando Amsterdam non ti importava
della pioggia che cadeva…
solo una candela era bellissima
e il ricordo del ricordo che ci suggeriva
che comunque tardi o prima ti dirò
che ero contentissimo
ma non te l'ho mai detto che chiedevo
Dio ancora
Ancora
Ancora
Ancora

E il mio ricordo ti verrà a trovare quando starai troppo male
Quando invece starai bene resterò a guardare
Perché ciò che ho sempre chiesto al cielo
È che questa vita ti donasse gioia e amore vero
E in fondo

Ed ero contentissimo in ritardo sotto casa ed io che ti aspettavo
Stringimi la mano e poi partiamo…
In fondo eri contentissima quando guardando Amsterdam non ti importava
della pioggia che cadeva…
solo una candela era bellissima
e il ricordo del ricordo che ci suggeriva
che comunque tardi o prima ti dirò
che ero contentissimo
ma non te l'ho mai detto che chiedevo
Dio ancora
Ancora
Ancora

Ed ero contentissimo ma non te l' ho mai detto
E dentro urlavo
Dio ancora
Ancora
Ancora

Voce di dentro...

C'è una voce che ti dice "E' inutile, non ce la farai, non sei in grado...".
Sembra schiacciarti con il peso angoscioso delle sue parole, afferrarti alla gola e stringerla lentamente, fin quasi a soffocarti.
 
Io la mia voce di dentro ho deciso di lasciarla parlare. A volte è bene non credere a tutto ciò che ti dicono.
Per poter dire di non essere riusciti, bisogna prima averci provato. Il segreto del successo sta nel cominciare ad agire.
 
E' inutile fasciarsi la testa prima di essersela fracassata.
9月8日

Unica certezza

Ormai i pensieri fluiscono da soli, non ho più modo di controllarli.
Tra tanti dubbi,incertezze, paure, speranze che risorgono, terrore del vuoto, angoscia, apatia, disillusione e delusione c'è però un'unica, disperata certezza che si staglia nitida, luminosa, come un faro nel mare tempestoso del mio caos interiore: Sono stanca di fuggire.
 
Voglio capire chi sono. Voglio capire cosa voglio. Ma non voglio più essere sommersa dai mille pensieri che mi si affollano nella mente, impedendomi di pensare a tutto questo. Voglio prenderli a piene mani, adesso, questi frammenti sconclusionati e guardarli e dire : "sono più forte di voi, che tentate di soppiantarmi, di ridurmi allo stremo".
 
Sono sana e robusta di costituzione. Ce la posso fare. Voglio dimostrare a me stessa che in fondo non sono da buttare via.

Dove diamine è?

Cerco, cerco, affannosamente...dietro la schiena non c'è, sul fianco nemmeno...magari sulla spalla...mmm, no, neanche lì.
O forse...ma sì, all'altezza della nuca, dov'è giusto che sia. Ma no, ancora un buco nell'acqua.
 
Lo troverò quel dannato interruttore, per spegnere pensieri e parole. Se il fiume non si prosciuga da solo, allora bisogna inventarsi un sistema per fermarlo, in qualche modo. Per impedirgli di travolgerti, ancora.
 
Lo troverò, quel maledetto pulsante OFF. Dovessi impiegarci cent'anni.

Il Dubbio nei dubbi

Sono presa ormai dalla spirale del dubbio, che lentamente mi stritola...
 
Le domande che mi pongo sono tante:
 
1) Perchè mi risulta così difficile esprimere quello che ho da dire?
    Se penso a ciò che voglio dire, temo di non saperlo fare in maniera adeguatamente corretta (da un punto di vista grammaticale...e ora sono giunta a rinnegare le stesse basi della mia conoscenza della lingua italiana); se penso a curare la forma, invece, il problema diviene il contenuto delle mie parole, che si perde...e mi ritrovo a non dire niente, alla fine, se non un insieme di belle parole che però, pur se messe in fila, non hanno alcun senso.
    Sono scissa. Bah.
 
2) Un canarino non può diventare un aquila, pur se lo desidera fortemente.
    Mi rendo cono che questa è un'affermazione e non una domanda, ma ripresentandosi alla mia mente pressochè quotidianamente, ho pensato di inserirla nell'elenco dei dubbi che mi perseguitano. Sapete com'è, la speranza è sempre l'ultim a morire...
 
3) Riuscirò ad uscire da questo delirio senza fine?
    Altro bel domandone da un milione di dollari. E' come voler trovare finalmente risposta al quesito secolare "è nato prima l'uovo o la gallina?"
Se qualcuno di voi dovvesse riuscirvi, è pregato di chiamarmi (è un appello accorato).
 
4) Potrò smettere di essere sempre tanto delusa di me stessa?
    Mmm...i quesiti esistenziali continuano...
 
Ma soprattutto...
 
5) Cesserò di lamentarmi del mio stato iniziando finalmente a lavorare con più serenità, consapevole dei miei limiti e relativamente indifferente al giudizio della gente, fiera di essere quello che sono e sicura di poter sfruttare al meglio le qualità che posseggo (sempre che ce ne siano...)?
    Beh, credo che se almeno una persona fosse riuscita a realizzare tutto questo, il mondo sarebbe un posto migliore.
9月4日

Delirium

Ormai vado a ruota libera.
 
Le parole hanno perso di significato. Sono vuote. Non servono a nulla.
 
Io, che dovrei parlare di comunicazione, mi ritrovo a non saper più comunicare.
Sono stata per mesi preda dell'ossessione di non essere capace di parlare senza usare sempre gli stessi termini, triti e ritriti. Poi si è aggiunta la paura che, pur utilizzando vari e più articolati sinonimi, non riuscissi ad esprimere ciò che volevo. Ed infatti così è stato. Avvinghiata in una soffocante spirale lessicale, le parole hanno finito col portarmi all'esaurimento. Anche adesso che scrivo, mentre scrivo, mi chiedo effettivamente che cacchio sto scrivendo. Bah. Ormai non credo comunque che la cosa abbia più importanza.
Quel che è più divertente è che ogni mattina, per far smettere questo maledetto ronzio nella mia testa mi impongo di non pensare. Perchè anche se non pronunciate, le parole puoi udirle nel tuo cervello. E il problema non cambia. Per quanto puoi isolarti dal mondo, evitando di parlare, le parole ti inseguono così, ti braccano e alla fine sei in trappola. L'unico modo per farla franca è spegnere il cervello. Ma poi sarei morta, eh, quindi non si può.
 
Perciò le ascolto, mentre pian piano crescono e si riproducono nella mia mente, ma ogni giorno con un pò più di calma, indolente indifferenza. Non c'è più risonanza emotiva. Solo un secco, sordo rumore metallico. Nascono, ma la loro vita è breve; cadono subito per poi morire, dentro.
La fase uno dell'isolamento è ormai completa. Il mondo è solo un insieme di colori opachi, insignificanti.
Tra un pò si passa alla fase due. Alienazione.
 
Tanto senza colore lo sono già.
9月3日

Piccolo sfogo serale...e tra un pò sarà di nuovo l'alba...

Purtroppo non posso parlarne con nessuno.
Non mi resta che il blog, ma anche qui preferirei evitare di scrivere se potessi, per via del fatto che è pubblico. Non lo farei giuro, se non senitissi che ne ho un bisogno vitale. Eviterei questa lagna sia a me che a voi.
Perchè non c'è nulla di più irritante, soffocante, deprimente, di quando tu hai un problema, lo sai, lo senti fin dentro le ossa, nello stomaco, nel cervello, nel fegato e persino nella parte di pelle che forma il gomito, che dicono essere la più insensibile; la cosa che stizza è quando tenti di accennare a questo dannato problema, questa piccola cisti posta lì, all'altezza dello stomaco, che ti blocca il respiro...e tu sei lì che affanni e ogni tanto tiri una boccata d'aria più lunga, nella speranza che i polmoni ti si possano allargare in un ampio, appagante respiro, regalandoti un pò di benefico ossigeno in più...ma non fai neanche in tempo a pronunciare le prime sillabe che davanti a te già si iniziano a vedere le prime sopracciglia che si inarcano, dopo aver tremato per un lungo, eterno minuto (forse due)...la bocca si storce prima in una smorfia, poi in un ghigno che tenta di distendersi in un sorriso mentre ti dicono "daaai, che esagerata...!" E lo sguardo da benevolo si tramuta in rimprovero. Per te, che sei dannatamente seria. Per te, che parli di cose per te dannatamente importanti, che ti apri cercando (invano, visto che neanche tu riesci a farlo) un pò di comprensione per te stessa. E allora vorresti solo sprofondare. E lo fai, perchè davanti ti si erge un muro (quello degli altri, oltre a quello che tu avevi già eretto dentro te stessa...e in cui, faticosamente hai cercato di aprire una breccia) e sotto ai piedi ti si apre una voragine.
 
Nessuna via di fuga. Scappare non si può, è inutile. In qualunque posto tu vada non sfuggiresti a te stessa; il problema è sempre lì.
E intanto resti lì vuota...o forse piena di ciò che non sei riuscita a tirare fuori per liberarti almeno un pò...o forse ancora più piena perchè quello che le poche parole che ti hanno concesso di balbettare sono riuscite a tirar via con sè ti è stato rilanciato indietro, senza pietà.
 
Hanno più paura loro del tuo dolore di quanto non ne abbia tu. E a te non resta che farti carico anche di questo.
1+1 (le nostre paure) = 2...bel regalo davvero...
 
"Grazie per la comprensione"
 
"Prego! Tieni il resto!"
 
Se fuggire non si può, allora cosa resta..?
 
Sorridete, prego...! E' l'ora della foto...