| Sara 的个人资料○.•°*°•.~Memoir Of The F...照片日志列表 | 帮助 |
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7月16日 HaHa. Ha.A volte mi ritrovo a pensare (troppo, forse), così, a quanto sia assurda la vita.
Intrecci pensieri come fili colorati, lanci accuse, le ritiri, trovandole ridicole; ri-lanci critiche che possano costituire una valida giustificazione alle accuse iniziali, per darti la confortante rassicurazione che, in fondo, non sei pazza o stupida; sei soltanto cieca di te stessa, e te ne accorgi quando ti ritrovi, per l'ennesima volta, a ritrattare tutto.
Poi in un istante, breve e fulmineo, ti capita di guardare tutto questo splendido teatrino, che vede come attori piccoli omini partoriti dalla tua mente spasmodicamente attiva, da un punto di vista esterno, assente di qualsiasi coinvolgimento, nel più puro e limpido operare della tua razionalità...e ti viene da ridere, per la banalità delle cose che si può arrivare a pensare in certi momenti; per lo spreco del tempo che trascorri a pensarle, queste cose, forse perchè non hai altro da fare, e gettarsi sul letto in uno stato di immobile prostrazione non è proprio un'attività desiderabile oggi, e non solo.
E mi viene da ridere. Di tutto.
Chissà poi perchè.
Giorni MaledettiIn cui parole intrise di rabbia ti stringono la gola. E vorresti urlarle, ma non puoi, nel timore che al solo udirle le persone che ti sono intorno si frantumino, come fragilissimo cristallo, oppure, cosa ancora peggiore, restino immobili e dure come spessissimo marmo.
E resti lì, col tuo groppo alla gola, portandoti dietro un grido senza vie di uscita, che perciò continua a rimbalzare lungo le pareti cavernose del tuo essere che mai avresti immaginato e voluto così illimitato proprio in questo momento, perchè al suo interno il tuo dolore finisce per risuonare all'infinito come un eterno, estenuante, rintronante eco.
E' un grido contro le possibilità perdute, contro le opportunità che sai perderai a breve, contro tutte le sconfinate possibilità che avrebbero potuto aprirtisi davanti, contro quelle a cui ancora tenti disperatamente di aggrapparti, poche, miserevoli briciole di una vita che appare ormai neutra, senza più sfumature significative.
Ti ripeti in continuazione che sì, cammini. Ma non è abbastanza. Serve giusto a sopravvivere un altro pò, in attesa del tanto sospirato tramonto. Preludio ad un'altra, maledetta alba.
7月13日 L'Alba del giorno dopo.E' nei momenti di difficoltà, quando ti si fa (e non "ti fai", come si usa dire di solito) terra bruciata intorno, che comprendi davvero che l'unico sostegno su cui puoi fare affidamento per continuare ad andare avanti, per svegliarti ogni mattina senza desiderare di richiuderli, gli occhi, primo varco di accesso al mondo, o di non averli mai aperti; è in questi momenti, dicevo, che capisci profondamente di poter contare solo ed esclusivamente su te stessa/o. (l'inversione F/M è voluta).
Perchè è esattamente in quei momenti che ti rendi conto che le persone che necessiti di avere accanto, o che quantomeno vorresti ti fossero vicine, ti vengono meno, così, dissolvendosi come vapore leggero, come se non fossero mai esistite. Come se tu non avessi mai fatto parte delle loro vite. Si isolano, riprendendo la loro vita di monadi cieche, finestre il cui unico scopo è gettare un rapido sguardo indifferente su quanto hanno di fronte (neanche a dire "su quanto le circonda", perchè ciò implicherebbe che del mondo, loro, facessero parte, e che entrassero in contatto con quanto è già parte di esso, quando invece si affannano unicamente a distanziarsene, adottando strategie quasi ossessive).
Ed è allora che comincia a farsi strada in te la necessità quasi fisiologica di non cadere, o almeno di rialzarti una volta caduta, di risollevarti da quello stato di torpore nel quale sei stata gettata e un pò ti sei crogiolata beatamente anche tu, finchè un'immagine riflessa allo specchio, dapprima fugacemente guardata, poi osservata con sempre maggiore attenzione, ti ha condotta a provare disgusto per te stessa e per ciò che sei giunta ad essere (altrove direi: "niente più che l'ombra di te stessa") e non avresti mai pensato di diventare, nemmeno nei tuoi peggiori incubi.
Soprattutto quando, fino a non molto tempo prima, ti sentivi bene con te stessa, ma soprattutto Viva e contenta di essere quello che eri.
Di essere, semplicemente.
Quando giungi al punto tale da sentire che il peso che ti schiaccia la testa e le membra piegandoti come una larva non è più imposto da mano esterna, che fino a quel momento premeva insistentemente, ma è solo la sensazione di pressione che ti è rimasta attaccata addosso, come il bruciore insopportabile che avverti sulla pelle dopo un'ustione anche quando la fonte di calore è ormai lontana...allora arrivi a comprendere che se non tutto il tuo destino è nelle tue mani, almeno quella porzione che riguarda lo stato attuale delle cose e la sofferenza ad esso connessa è ampiamente gestibile con le tue sole forze.
Soprattutto se non hai alternative e supporti di altro genere.
Cerchi allora di provare la resistenza delle tue gambe, la forza delle tue braccia, la solidità delle tue spalle...che non ti sosterranno più come una volta, non si piegheranno con la rapidità e lo scatto di un tempo, non rimarranno rigide e impostate anche sotto pesi minimi...
...Ma sei in piedi. E cammini. E muovi l'aria che ti circonda, smuovi la terra sotto le tue scarpe.
E forse le nuvole si muovono nel cielo perchè sei tu che con la tua energia le spingi a farlo.
E' questo ciò che conta di più in questi momenti, credo.
Poi magari, ad un certo punto del cammino, potrà arrivare qualcuno a farti compagnia.
Io non lo attendo. Ma ci Spero.
7月7日 Incessante-MenteDue Due.
7月6日 ...e come al solito tante domande, nessuna risposta......Ma è poi così sbagliato dire: "Ho bisogno di te"...?
Passi che non siano gli altri ad esprimere a te questa necessità a così chiare lettere (in fondo siamo tutti diversi al mondo, mossi da diversi impulsi e liberi di esprimerli in maniere differenti...o di non esprimerli affatto); ma arrivare a criticarti perchè tu stessa osi esternalizzarla (soprattutto quando la critica arriva da quelle stesse persone cui rivolgi la tua implicita richiesta di vicinanza), mi sembra il colmo.
...Ma è poi così vergognoso dire: "Mi ferisci con le tue parole"...?
Che sbaglio c'è nella sofferenza? Perchè deve essere sottoposta a giudizio, se risulta essere un sentimento profondamente e intrinsecamente umano? Fa parte della nostra natura, e in quanto tale è esente da qualsiasi lode o critica.
Che queste e tante altre cose siano assurde oltre i limiti del pensabile sono giunta a capirlo solo adesso, purtroppo. Dopo anni ed anni passati a tormentarmi con martellanti "perchè...?", chiedendomi se fossi io a sbagliare nel pormi questi stessi dubbi, con la testa per aria e gli occhi puntati a fissare il vuoto.
E' assurdo, ora lo so, ma ciononostante continuo a pormela quella domanda, in multipli dell'infinito.
E la cosa buffa è che so che non troverò mai risposta. E che continuerò a soffrire, per ciò che non so.
E che continuerò a soffrire ancora, perchè non so. E perchè so che non saprò mai.
Una candela da accendere, un'altra, questa notte.
...Esiste un lutto che sia superato senza che scorrano fiumi di lacrime...?
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