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12月30日 Un altro giro di giostraProprio non riesco a capire da dove nasca l'esigenza di rendere pubblico il mio stato d'animo.
No, non mi riferisco al semplice mettere tutto per iscritto su (in, per meglio dire) questo spazio, alla mercè dei più; sparuti naviganti alla ricerca di un modo per distrarsi dall'inesorabile scorrere del tempo - se mai dovessi avere la fortuna di veder passare di qui qualche incauto visitatore.
C'è qualcos'altro dietro, qualcosa di più. E' un'esigenza quasi corporea di comunicare la mia disperazione degli ultimi tempi, in forme che, paradossalmente, sono così simboliche e astratte da andare esattamente nella direzione contraria al mio intento di rendere la mia comunicazione il più chiara ed esplicita possibile.
Forse la mia necessità è di comunicar-mi qualcosa, più che di trasmetterla a qualcuno.
Eppure sento la pressione sempre crescente di rivelarmi, di esprimermi, di rompere una barriera che, invisibile, sento ergermisi davanti, muro impenetrabile di un'indifferenza così cieca e glaciale da essere quasi inumana.
Ammetto la mia totale incapacità di capire uno stato del genere: non ne comprendo la natura e ancora più incomprensibili mi sono i motivi posti a suo fondamento. Perchè ignorare, nascondersi, cancellare?
Dire "ok, basta, non reggo oltre" è un conto; l'insopportabilità del dolore è umana e va rispettata, tenuto conto che la soglia di tolleranza non è la stessa per tutti. Ma arrivare al punto di ridisegnare e ricolorare a tinte tenui una storia il cui unico colore è il rosso - dominante, caustico, implacabile - questo proprio non arrivo a capirlo, nonostante i miei più intensi sforzi intellettuali ed emotivi. Tutto ciò va oltre l'emozione, perchè questa è tagliata completamente fuori dall'essere; e va oltre l'intelligenza, perchè ciò che non ci si concede di avvertire in ogni fibra, a partire innanzitutto dai propri sensi simultaneamente attivati, non credo sia dato capirlo nemmeno attraverso la mente.
Riconoscere il dolore è riconoscere l'esistenza. E' riconoscersi reciprocamente, l'uno nell'altro. Altrimenti ci si condanna solo ad un triste e desolante isolamento. Persino da se stessi.
Trovo che non esista cosa più terribile dell'essersi estranei.
12月22日 BABEEEEE...I'm gonna leave you...La Rabbia
Forza oscura generatrice di vita
è come un mare che ti sbatte dentro
violento
E piuttosto che ingoiare quell'urlo
producendo ancora una volta vorticosi buchi neri
che sembrano risucchiarti dal di dentro
lo tiri fuori
lo liberi
TI liberi. Grido d'affermazione della propria esistenza più che annientamento di quella altrui.
Riappropriazione. di un DIRITTO.
12月20日 Siam come naviganti in mezzo al mare...innamorati della sera e bisogna partire.
Ma ora è il momento
di mettersi a dormire
lasciando scivolare il libro che ci ha aiutati a capire che basta un filo di vento per venirci a guidare
perché siamo naviganti senza navigare
mai. Questa sera si recita a soggettoUn copione
di cui conosci il finale
ma che non puoi riscrivere
e sei costretto a re-interpretare
ogni volta. uguale.
Eppure ci dev'essere... 12月17日 E' tutta una questione di spaziChe sembrano dilatarsi, improvvisamente, istantaneamente...
li percorri in avanti, li ripercorri all'indietro, di schiena, trascinata via da una forza invincibile...
Possono poche semplici parole venate di cortesia, una kindness tanto spiazzante per quanto è fuoriluogo, riproiettarti tuo malgrado in una dimensione così alienante come quella dei ricordi?
Che son piacevoli quando semplicemente pensi ad essi. Non quando li ri-vivi, ogni volta. Ogni volta, una spirale senza fine.
Un giro sull'ottovolante,
per il quale non hai nemmeno pagato il biglietto.
Per il quale, potendo scegliere, avresti detto "No, grazie".
Potendo scegliere, nemmeno ci sarei andata al luna park.
(eccomi, rigettata nel mucchio)
12月16日 De OdioLasciarsi odiare.
A riprova del fatto che qualcuno ti ama al di sopra di qualsiasi intenzione cosciente.
12月12日 Rage against...Solitude. (Preludio alla Ricerca)Ci sono difetti che riconosci in te con una chiarezza limpidissima
e che sai di dover correggere. Per la tua salute.
Tra i tanti individuati, quello con cui incontro maggiori difficoltà ad intavolare eque trattative belliche è la maledetta abitudine a tenermi dentro tutto ciò che non mi va.
Un tempo ero fermamente convinta che attraverso il dialogo pacifico fosse possibile rendere noto alle persone ciò che pensavi, ciò che ti feriva, per ottenere in cambio una risposta che fosse altrettanto pacifica e chiarificatrice. Col tempo però, queste convinzioni, che si sono rivelate essere speranze illusorie più che ferme certezze, hanno cominciato ad affievolirsi.
Allo stato attuale, tutto ciò che mi pervade è solo grande sconforto. Sfiducia. Disillusione. Delusione.
Profonda Amarezza.
Che si traduce in comportamenti intrisi di aggressività, in pensieri vagamente persecutori.
Io non capisco. Ma chiedo spiegazioni a persone che sembrano capirne quanto me, se non anche di meno.
Tutto sembra colorarsi di toni piuttosto negativi, divenendo a tratti privo di senso.
L'ultima domanda che mi sono posta, e la cui risposta continua a rimbalzare nell'etere, forse destinata a vagare senza meta per sempre, riguarda un argomento emerso casualmente (ma pilotato da me, immagino) in una illuminante conversazione avuta ieri sera con una cara amica, di poche e pregnanti parole.
E' giusto conoscere le verità che in genere ti vengono celate da chi ti è accanto, senza dubbio...ma può definirsi veramente amico colui (o colei) che ti pone di fronte ad una realtà dolorosa in maniera quasi brutale, la quale, proprio perchè evidente, è di per sè già sufficientemente visibile?
E' colui che guarda il dito, anziché il cielo che gli viene indicato, il vero "imbecille"...?
Ognuno ha i propri tempi di assimilazione, suppongo.
E' ciò che mi ripeto ogni volta, ciò che cerco di assumere come massima fissa ogni volta che mi ritrovo a relazionarmi con qualcuno. Forse è per questo che il più delle volte agisco il Silenzio. Temo di ferire, di ferirmi ferendo. Quindi preferisco ritirarmi, evitando danni inutili perchè prematuri, indotti dalla mia personale im-pazienza, dall'urgenza di sedare l'ansia che sento crescermi dentro e che solo così, con un atto immediato, posso cercare (o illudermi) di attutire.
Ma è come voler gestire una fiamma con una secchiata d'acqua gelata: arreca danni forse irreparabili e più estesi di quanto sarebbero stati se, cercando di recuperare lucidità, si fosse ricorsi all'uso di un estintore. Si impiega un pò più di tempo, questo è certo, ma per lo meno i danni sono più contenuti.
Credo che in fondo la comprensione sia questo: cercare di aiutare l'altro a capire significa anche e soprattutto fargli sentire che esiste uno spazio nel quale gli è concesso di maturare tale comprensione. In sostanza consiste nel fornire un'autorizzazione, implicitamente richiesta e donata in maniera altrettanto implicita.
Forse è questo ciò che chiamiamo Fiducia.
E' dare all'altro asilo, ospitalità. Con-dividere uno spazio. E tutto ciò che vi è e vi può essere contenuto.
Ma a quanto pare, nella folle corsa all'inseguimento di chimere, si è perso il valore di tutto questo: di un silenzio amico, di un'attesa che accoglie e placa, preferendo ricorrere a strumenti di tortura molto più rapidi e raffinati. Non che la com-prensione sia una tortura: semplicemente, ad essa è connaturata la sofferenza.
Vivere significa reggersela ancora (e non solo misurarsela) questa maledetta palla.
"Dev'esserci un modo per dire le cose taciute, un modo non solo per me...ma mentre mi fermo un momento a pensarci è già domani".
(anche se "Volere troppo è come non volere niente"...)
12月8日 Life's but a dream...
Gimme a reason
12月5日 Codice binario
E' come avere davanti agli occhi la faccia multicolore della configurazione grafica e contemporaneamente sequenze ininterrottamente mobili di 0 e 1. (sovrapposte/affiancate/mescolate/intrecciate)
Fissare lo sguardo: impresa improbabile ai limiti dell'impossibile.
12月2日 In memoriam...ad majora. Speramus (...)Ci sono momenti in cui nella mente ti balena un pensiero.
Ed esattamente a partire da quel momento, non riesci più a liberartene.
Nemmeno le mie unghie laccate di vermiglio riescono a darmi sufficiente sostegno. Mi fanno una certa impressione, devo confessarlo...continuo a guardarle, cercando di trovarle adatte alla mia manina un pò tozza. Smalto da signora su mano di bambina.
Senza perdermi troppo in libere divagazioni, torno al mio pensiero fisso, sulla scia di sensazioni dis-agevoli indotte dalla vista del rosso...
Sempre lo stesso malsano vizio di guardarmi indierto, forse troppo spesso.
"Ma il bisogno di darsi un senso è umano dopotutto", dico tra me e me, quasi a volermi giustificare.
Ripenso ad episodi, piccoli, grandi, piacevoli, traumatici (soggettivamente parlando), incomprensibili, inspiegabili, incompresi, alienanti (con comunicazione diadica al limite della schizofrenia...ergo: non-comunicazione)... e mi sorgono inevitabilmente tutta una serie di domande a cui, purtroppo, non riesco a dare risposta, mancando il mio secondo termine di dialogo/paragone (necessario per non rischiare di cadere in un monologo "autistico", un pozzo buio di echi senza ritorno):
E' possibile lasciarsi alle spalle anni di vita e trattarli come se tra te e loro fossero intercorsi secoli, no anzi, come se questi non fossero mai esistiti, come se non avessero mai fatto parte di te...cancellarli, ignorarli, trattare qualcuno che potresti chiamare fratello (urlargli "amico", "caro") come se fosse un perfetto sconosciuto incontrato per caso?
Ma che fine fanno i Sentimenti, quelli che ti riempiono il cuore e l'anima spingendo al limite estremo tutti i tuoi più autentici ed irrefrenabili slanci ma che sembrano scomparire, improvvisamente, non appena svoltato l'angolo, una volta varcato il limite che conduce alla separazione, inevitabile?
Non si conservano, quindi, così come credevo o forse mi illudevo che accadesse, finendo solo col divenire non più che lieve, incorporeo vapore dissolto quasi istantaneamente al primo soffio di vento?
E la Memoria, allora...cos'è alla fine, la memoria...?
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